Alfredo Mantici

Il «secondo mestiere più antico del mondo». Questa è la definizione che la vulgata popolare attribuisce all’intelligence, intesa nella sua accezione più ampia di spionaggio, contro-spionaggio e raccolta e tutela di notizie segrete connesse alla sicurezza. come spesso accade, la vulgata ha sia un fondamento storico sia uno antropologico. Da quando l’uomo ha iniziato a organizzarsi in strutture sociali via via più complesse, egli ha sentito il bisogno impellente di «conoscere per decidere»: le mosse degli avversari, dei concorrenti, dei nemici e, perché no, anche quelle degli amici. È così che l’intelligence accompagna senza pause lo sviluppo dell’umanità fin dai suoi primi passi nella storia.

Per questo abbiamo voluto dar vita alla collana «Intrigo», espressamente dedicata al mondo dell’intelligence, per offrire un piccolo contributo alla crescita di una corretta cultura dell’intelligence e della sicurezza. E, per farlo, abbiamo scelto la persona a nostro giudizio più adatta: per storia personale, inclinazione e competenza. Alfredo Mantici è stato per ragioni di servizio nei dietro le quinte di molte delle più straordinarie vicende della storia recente del nostro Paese, avendo diretto il dipartimento analisi del servizio segreto interno fino alla riforma del SISDE e poi l’ufficio rischi antropici della Protezione civile, occupandosi di sicurezza e controspionaggio in un’epoca di forti tensioni internazionali.

La sua visione complessiva dei fenomeni umani e l’impareggiabile esperienza al servizio dello Stato sono pertanto un contributo inestimabile, adesso felicemente riversato in questa collana. L’attualità ci dice, infatti, che nei mesi e negli anni a venire questo settore conoscerà sempre maggiori sviluppi, ma il suo ruolo ha ancora bisogno di essere compreso e «comunicato» con serietà e laicità di spirito (paradossalmente, l’unico riferimento delle leggi italiane al lavoro d’intelligence è nel codice penale sotto la voce «spionaggio», dove peraltro è considerato un reato).

Alfredo Mantici è stato per ragioni di servizio nei dietro le quinte di molte delle più straordinarie vicende della storia recente del nostro Paese, avendo diretto il dipartimento analisi del servizio segreto interno fino alla riforma del SISDE e poi l’ufficio rischi antropici della Protezione civile, occupandosi di sicurezza e controspionaggio in un’epoca di forti tensioni internazionali.

Al pari di un Faraone dell’antico Egitto, anche un premier contemporaneo ha bisogno di ottenere informazioni che non sempre sono liberamente disponibili e, per questo, si dota di strutture in grado di aiutarlo in modo costante e professionale. Queste strutture sono appunto i servizi segreti: non accolite di «007» o di «barbe finte», come vuole il luogo comune, ma veri e propri corpi dello Stato, gestiti da professionisti dedicati alla raccolta e all’analisi d’informazioni altrimenti non disponibili.

Se oggi la raffigurazione dei moderni servizi segreti è resa popolare, e nel contempo rielaborata dalla sua rappresentazione fantastica attraverso film e romanzi, che hanno contribuito alla creazione di miti e leggende spesso poco aderenti con la realtà, uomini non meno leggendari – ma autentici – ne hanno fatto parte, scrivendo pagine di storia dove loro non compariranno mai. Spesso, al prezzo della propria vita. di alcuni di loro conosciamo i nomi, di altri non li sapremo mai. «Spy Games» intende restituire a tutti loro un po’ di meritata gloria.

Tratto da
Spy Games
di Alfredo Mantici