Parla l’autore di “Fascisti d’America. I suprematisti bianchi, i complottisti di QAnon, le milizie armate… Ecco gli orfani di Trump che vogliono la rivoluzione”
Intervista di Elisabetta Favale

Le icone della rabbia, i complottisti di QAnon, i suprematisti bianchi, le milizie armate e ribelli, i neonazi e gli ultraconservatori. L’America vista da destra è una galassia di sigle e formazioni politiche extraparlamentari niente affatto conosciute, ma invero molto attive e pericolose. L’assalto di una parte di loro nel Congresso degli Stati Uniti la mattina del 6 gennaio 2021 ne ha mostrato solo un lato, quello del «popolo di Donald Trump». Ma molto altro c’è ancora da scoprire dell’America profonda e nascosta, e il libro di Federico Leoni Fascisti d’America ha lo scopo e il pregio di svelarlo al grande pubblico. Per spiegare da dove viene l’estrema destra americana, cosa pensa e cosa fa, come è cambiata con l’elezione di Obama, e soprattutto con quella di Trump, è necessaria una mappa interpretativa. In questo volume figurano l’elenco e la descrizione dei principali gruppi: come nascono, cosa fanno, come si vestono, in cosa credono. Con nomi e aneddoti degli uomini e delle milizie protagoniste dell’alt-right e del radicalismo politico. Con numeri, messaggi in codice, bandiere e loghi dell’estrema destra svelati a tutti i lettori, e non più appannaggio dei soli iniziati. Inoltre, si descrivono i principali fatti di sangue che hanno coinvolto l’estrema destra negli ultimi anni. Fino ovviamente all’irruzione nel Campidoglio a Washington.

Giornalista professionista, Federico Leoni esordisce a Radio Dimensione Suono per arrivare poi a Sky TG24, dove è vice caporedattore. Negli ultimi anni si è dedicato alla politica e alla cultura statunitensi, ha seguito da inviato le elezioni presidenziali nel 2008 e nel 2012. Co-autore del saggio John McCain, tutte le guerre di Maverick (Utet) nel 2012, nel 2013 ha pubblicato il romanzo Starry Night (Ensemble).

Federico Leoni

Dopo i recenti fatti di Capitol Hill la lettura di Fascisti d’America. I suprematisti bianchi, i complottisti di QAnon, le milizie armate, la destra radicale. Ecco gli orfani di Trump che vogliono la rivoluzione di Federico Leoni, in imminente uscita nelle librerie d’Italia, è stata di enorme aiuto per comprendere meglio cosa sta succedendo negli Stati Uniti.

Ho fatto alcune domande all’autore, ecco l’intervista.
Ho letto con grande interesse il suo Fascisti d’America, visti gli ultimi fatti di Capitol Hill vogliamo spiegare in parole semplici su quali basi storiche gli americani sembrano continuare ad avere più paura dei “leftisms” dei democratici che di certa destra più vicina ai repubblicani?

“La parola “socialismo”, un tempo sostanzialmente tabù negli Stati Uniti, fa ormai parte del dibattito politico e non suscita più grande scandalo. Il motivo è più che altro generazionale: per chi ha vissuto la Guerra Fredda socialismo è sinonimo di uno stato invadente e tirannico, nei più giovani invece evoca soprattutto il generoso welfare di stile europeo. Tuttavia lei ha ragione quando dice che in generale negli Stati Uniti l’estremismo di sinistra spaventa più di quello di destra. Il motivo, probabilmente, è che se si escludono i movimenti dichiaratamente neonazisti, la destra radicale statunitense è molto spesso un’estremizzazione dei principi libertari: stato leggero, individualismo, libertà d’iniziativa, eccetera. Sono principi cari a buona parte del movimento conservatore americano, così anche quando vengono estremizzati suonano più familiari rispetto a tutti quei richiami al socialismo che invece puzzano pericolosamente di Unione Sovietica”.

6 gennaio 2021: l’attacco a Capitol Hill. Wikimedia Commons

Possiamo dire che i repubblicani in questi ultimi quattro anni hanno fatto un po’ la figura dello “stupid Party” di una volta?

“Quello dello “stupid party” è in fondo un trucco elettorale. Si tratta della pretesa di essere un partito anti-intellettualistico capace di rappresentare le istanze dell’americano medio. Fu Reagan a dire che un piccolo gruppo di intellettuali chiusi in un Parlamento lontano non avrebbe potuto organizzare le vite degli americani meglio di quanto gli americani avrebbero potuto fare da soli (sentite l’eco delle teorie libertarie?). E’ una posizione che ha pagato spesso, alle urne. Molti statunitensi hanno confessato di aver votato per George W. Bush perché è il tipo con cui sarebbero andati a bere una birra. Più che una posizione era una posa, però, perché questi presidenti repubblicani erano tutt’altro che stupidi, o per lo meno si circondavano di ascoltatissimi consiglieri che erano anche raffinati intellettuali. Con Trump questo trucco è sfuggito di mano: Trump non aveva le competenze necessarie per fare il presidente e non era particolarmente disposto ad ascoltare consigli.  La sua elezione è stata anche il culmine dell’assalto, in atto in tutto il mondo, al principio di autorità e al valore delle competenze. La verità è che fare il presidente degli Stati Uniti non è un lavoro facile, quindi non è un lavoro che può fare chiunque”.

Governo limitato, libero mercato, libertà e responsabilità individuali. Il conservatorismo americano ha sempre affondato le sue radici su questi valori tradizionali. E’ cambiato qualcosa con l’attuale alternative right?

“La destra attuale, come dicevo, ha estremizzato questi principi. Prendiamo il secondo emendamento: per come è scritto non sembra impedire una regolamentazione del possesso di armi, ma per la destra radicale qualsiasi ipotesi di gun control è un attentato alla libertà individuale. Ciò detto, l’alt-right è un fenomeno difficile da definire. Secondo Joshua Green comprende tutti i movimenti a destra del centro, tolti i repubblicani mainstream e i neoconservatori. L’alt-right, in senso lato, è un miscuglio di suprematismo bianco, posizioni antigovernative e teorie complottiste. A unire queste tendenze così diverse è stato, consapevolmente o inconsapevolmente, Donald Trump, perché è sembrato l’uomo in grado di portarle alla Casa Bianca”.

Donald Trump (by Antonio Giambanco/VNY).

In certe fasce di popolazione è evidente che continua a permanere quella nostalgia per gli anni Cinquanta e Sessanta, l’età d’oro della classe media bianca, ma i giovani di destra di oggi che sono già cresciuti in un paese con una situazione sociale diversa cosa si aspettano dal loro partito? Che America immaginano?

La copertina del libro

“L’idea alla base del trumpismo, diciamo così, è che qualcuno stia tradendo l’identità più profonda dell’America. Questa sensazione, nei più anziani, è legata alla nostalgia per un paese che non c’è più, ma questo non significa che gli attivisti giovani non ritengano necessario rendere “l’America di nuovo grande”, come direbbe Trump. Queste persone pensano che i cambiamenti in atto, soprattutto quelli demografici, le stiano facendo finire nell’angolo, e credono che la colpa sia di quella che chiamano élite: l’élite, nella loro concezione, non è costituita semplicemente dai più ricchi, ma dai più influenti. Politici liberal, giornalisti, magnati del mondo digitale e personaggi dello spettacolo, secondo questa teoria, stanno congiurando per plasmare il paese (e il mondo) a loro immagine e somiglianza, a scapito dei “veri” americani. Queste convinzioni, naturalmente, vengono declinate con maggiore o minore intensità: per alcuni sono la base di un attivismo politico pacifico e legittimo, per altri sfociano in atti di protesta violenti ed eversivi”.

Negli Stati Uniti il presidente è il capo politico ed è il capo morale, in inglese si dice “he sets the tone” (dà il tono) del paese. L’assalto a Capitol Hill sembra essere il frutto del tono degli ultimi quattro anni, quanto è compromessa oggi la sicurezza sociale?

“L’estrema destra che vediamo oggi in azione negli Stati Uniti non è nata con Trump e non morirà con lui, ma è ovvio che sono stati i toni dell’ex presidente a suscitare la scintilla che ha infiammato il Campidoglio il sei gennaio. In realtà l’America sconta decenni di retorica violenta: sono solo parole, si è detto spesso, ma quando si superano certi limiti le parole sono capaci di trasformarsi in qualcosa di più concreto e dannoso. Tutto ciò ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi, e non solo a causa di  Trump: il boom dei social network, l’isolamento imposto dalla pandemia e la crisi economica dovuta al virus hanno creato una situazione esplosiva, in cui molti americani già inclini al complottismo e alle manie di persecuzione si sono ritrovati stretti in una soffocante gabbia digitale. E’ il clima ideale per la radicalizzazione, e infatti i dati dimostrano che le organizzazioni estremiste hanno sempre più affiliati. Il terrorismo interno è una minaccia seria, concreta e molto sottovalutata”.

Steve Bannon a Roma con Giorgia Meloni (foto, Massimo Manzo)

Cos’è Breitbart news?

“Il sito fondato da Andrew Breitbart nel 2005, poi guidato da Steve Bannon, ha messo fin da subito nel mirino il politically correct e il mondo liberal, il tutto con un tono cinicamente ironico e un giornalismo molto più attento all’appeal narrativo delle notizie che alla loro fondatezza. Attraverso Breitbart News Bannon ha fornito a Trump tre elementi decisivi per la vittoria: una comunità di utenti attiva e ben disposta, una visione del mondo in cui tutti i temi che Trump aveva a cuore convivevano in maniera ordinata e, soprattutto, una potente infrastruttura conservatrice il cui nemico numero uno era proprio l’avversario del futuro presidente: Hillary Clinton”.

It’s ok to be white. Di cosa si tratta?

“Una delle strategie più utilizzate dall’alt-right per mettere alla berlina gli avversari consiste nell’affermare qualcosa di ovvio che però sottintende un messaggio razzista: l’obiettivo è quello di spingere i liberal a condannare una frase intrinsecamente innocente e svelare così l’ipocrisia dominante a sinistra. Lo chiamano trolling the libs, trollare i liberal. Lo slogan It’s ok to be white (essere bianco non è sbagliato), diffuso su Internet e tramite volantini, aveva esattamente questo scopo. Un altro slogan molto utilizzato negli ultimi mesi è White Lives Matter: una frase ovviamente condivisibile, ma che suona come uno sberleffo nei confronti del movimento Black Lives Matter”.

Biden vs Trump (Illustration by Antonella Martino)

Ultima domanda: che presidenza sarà secondo lei quella di Biden?

“Difficile dirlo, è ancora presto. Probabilmente chi ha votato Biden dopo questi quattro anni tumultuosi vuole soprattutto una presidenza “tradizionale”. Sicuramente Biden si trova ad affrontare una situazione molto difficile. Per quanto riguarda il tema di questa intervista, Biden ha già detto il giorno dell’insediamento di voler combattere il suprematismo bianco: se, come sostiene, vuole ricucire l’America, deve isolare e affrontare le frange più violente della destra radicale e allo stesso recuperare l’elettorato attirato dalle sirene trumpiane. Ma ovviamente questo è un compito che riguarda anche e soprattutto i conservatori moderati. Il discorso è ampio e complesso, serviranno anni per venirne a capo”.

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Articolo Pubblicato su La voce di New York