Il prossimo venerdì 24 aprile il nostro giornale ha deciso di regalare un inserto speciale in abbinamento al quotidiano. Quel giorno, infatti, insieme alla vostra copia, in edicola troverete gratuitamente anche «Covid-19 Il Virus della Paura». Il primo libro espressamente dedicato all’argomento, a cura dell’infettivologo Massimo Andreoni e dello psicoterapeuta Giorgio Nardone. Un allegato che intende fornire uno strumento di riflessione in più ai nostri lettori, in questi tempi d’incertezza e confusione, il cui contenuto intende divulgare correttamente scienza e informazione ai tempi del Coronavirus.

Il volume è dedicato in particolare a Brescia, Bergamo, Cremona, Lodi, Milano e a tutte le province italiane colpite dal virus. Ma, più in generale, rappresenta un omaggio a tutta la popolazione italiana, che ha resistito e ancora resiste in questa inedita fase pandemica.

Si tratta di una pubblicazione basata su analisi scientifiche e fonti giornalistiche, liberamente tratta dal docu-film omonimo di prossima uscita. Il tutto nasce da un’idea di Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, il network legale a tutela dei professionisti della sanità, con specializzazione in contenziosi per medici specialisti, che da vent’anni assiste e lavora al fianco di medici e operatori sanitari, e che ha appena donato un milione di euro per l’emergenza Coronavirus:

«Siamo nati per stare al fianco degli operatori sanitari e nella nostra storia la missione è stata difenderli con le battaglie legali. Ora li sosteniamo con mascherine, tute, ventilatori, respiratori, ma pensiamo anche ai loro pazienti».

A quest’opera di solidarietà si aggiunge adesso anche l’iniziativa culturale, realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo e sposata dal nostro giornale. È quanto mai necessario, infatti, spiegare la verità su un argomento ancora poco chiaro e, soprattutto, allontanare dalle «fake news» le generazioni presenti e future, con argomentazioni come quelle contenute nel libro. Per questo, in ciascun capitolo si affronta un argomento ad hoc: dal «paziente zero» alla città di Wuhan epicentro della pandemia; dalle testimonianze degli operatori sanitari italiani alle speranze per la ricerca di un vaccino; dalla storia dei virus a precedenti come Ebola, Sars; dai pipistrelli alle «fake news»; dalla geopolitica alle speranze per il futuro.

L’opera è finalizzata anche a comprendere le dinamiche dei rischi connessi alle epidemie, e le loro possibili conseguenze sanitarie, sociali, politiche ed economiche a livello internazionale. Un libro che, in definitiva, intende onorare la scienza e la classe medico-sanitaria, diffondendo cultura e rendendo un doveroso tributo a coloro i quali hanno perso la vita a causa di questa epidemia.

Questo libro si basa su analisi scientifiche e fonti giornalistiche, ed è liberamente tratto dal docu-film «Covid-19 Il Virus della paura», nato da un’idea di Massimo Tortorella e dalla sceneggiatura di Christian Marazziti e Manuela Jael Procaccia.

Un’opera ideata per spiegare la verità sull’argomento e allontanare dalle «fake news» le generazioni presenti e future. Un’operazione finalizzata a comprendere le dinamiche, anche psicologiche, dei rischi connessi alle epidemie, e le loro possibili conseguenze sanitarie, sociali, politiche ed economiche a livello internazionale. Un libro che vuole onorare la scienza e la classe medico-sanitaria, diffondere cultura e omaggiare altresì coloro i quali hanno perso la vita a causa di questa epidemia.

Al momento in cui scriviamo, l’emergenza da Coronavirus è in fase calante, tanto in Cina quanto nel resto del mondo. Il panico suscitato dall’allarme sanitario globale, però, rimane. E ha creato serie conseguenze in ordine a più fattori: sociali, politici ed economici. Oltre che sanitari, ovviamente. Sociali perché l’isteria collettiva ha prodotto pregiudizi irrazionali e distorsioni xenofobe. Politici perché ha fatto traballare persino le leadership del gigante comunista, degli Stati Uniti, Francia, Regno Unito e di molti altri Paesi, per non parlare delle roventi polemiche interne al governo italiano. Economici perché, essendo il virus globale come l’economia, le ricadute negative si sono sentite ovunque e in ogni settore, scuotendo nelle fondamenta le strutture del moderno ordine commerciale e finanziario, mentre il futuro prossimo non appare roseo, nonostante gli ingenti fondi messi in circolo dalle banche centrali.

Alcune certezze, però, le possediamo. Innanzitutto è certa l’origine del virus, che fuga le ipotesi fantasiose sulla creazione in laboratorio di un agente infettivo prodotto in Cina: il Sars-CoV2 (o Covid-19) è ufficialmente un virus animale che si è adattato all’uomo, compiendo il cosiddetto «salto di specie». È una buona notizia, ma non la sola. L’altra è che la sua diffusione, pur se ormai da ascrivere alla voce «pandemia» e tale da essere annoverata come la più virulenta di questo secolo, si è già arrestata in alcuni Paesi come la Cina, da cui ha avuto origine. Il rischio pandemico è dunque affrontabile e contenibile. Cosicché oggi, grazie soprattutto ai sacrifici delle nazioni più colpite – Cina, Italia, Iran e Corea del Sud – i governi di tutti i Paesi hanno gli strumenti per studiare e contenere il morbo.

Ma non è solo questo ciò che conta. Nelle pagine che seguono si affrontano e analizzano le fasi e gli episodi che hanno portato a un caos mondiale inaspettato, che ha pesantemente condizionato la vita di miliardi di persone, rischiando di sfuggire dal controllo di quelle stesse società contemporanee che, pur vivendo nell’era tecnologicamente più avanzata, hanno vacillato di fronte a quella che in definitiva è stata la «tempesta perfetta»: una violentissima influenza che ha scardinato certezze e abitudini della popolazione mondiale.

Siamo allora tutti noi i «pazienti zero» in questa storia. Ovvero quelli che, dopo aver subìto l’attacco del virus e dell’incertezza, abbiamo inconsapevolmente contribuito a diffondere una pericolosa paranoia per i cinque continenti, complice il comportamento irresponsabile di pochi a fronte del coraggio di molti, medici in primis. Siamo tutti noi, dicevamo, i «pazienti zero». Una generazione che per prima ha sperimentato sulla propria pelle cosa significhi non avere più il controllo del proprio quotidiano a causa di un male invisibile. Una generazione che ha rischiato di retrocedere inspiegabilmente la scienza a un ruolo marginale, in nome di cattive abitudini dure a morire. E che ha rischiato, senza volerlo, di anteporre alla salute propria e del pianeta un «anno zero» culturale, in ragione dell’arroganza e della supponenza tipica dell’«homo deus», cioè di colui il quale si crede demiurgo, quando invece è soltanto un essere altamente influenzabile.

Articolo pubblicato su Libero