di Laura Bonelli
Un romanzo che è un pretesto per raccontare i lati più oscuri e orribili dell’industria farmaceutica e dolciaria, mettendo l’accento su questioni che normalmente non ci si pone quando si acquista un pacco di merendine al supermercato o un farmaco da banco per far passare il mal di testa. L’autore non è un vero e proprio romanziere ma un medico e atleta, Luca Speciani, impegnato da anni sul fronte della salute attraverso uno sguardo olistico e meno schematizzato che lo ha portato a formare il gruppo di lavoro di professionisti denominato Medicina di segnale.
Il medico che scelse di morire (Paesi Edizioni) è la storia di amicizia tra due specializzandi in medicina che durante il percorso di studi cominciano a vedere situazioni che non hanno nulla a che vedere con il giuramento di Ippocrate e molto, invece, con il business. Tra scelte personali, amori e acquisizione di una propria coscienza etica il romanzo mette in luce retroscena inquietanti sulla produzione di ciò che finisce sulla nostra tavola e sui medicinali.

Albert B. Sabin disse: “Non volevo che il mio contributo al benessere dell’umanità fosse pagato con della moneta”. Il suo libro parte dal concetto opposto…

Altri tempi, altri scienziati. Non c’è nulla di male, naturalmente, ad essere ricompensati per le proprie ricerche o scoperte scientifiche. Altro è se invece per vendere milioni di dosi di farmaci inutili, per puro interesse economico, si violano diritti costituzionali, si corrompono politici, si nascondono gli effetti collaterali e si mettono a tacere coloro che svelano l’imbroglio. La medicina sarà davvero libera solo quando sarà riuscita a svincolarsi dal giogo del conflitto di interessi. I medici che hanno parlato in TV in questi mesi (anche con prestigiosi incarichi statali) hanno talvolta conflitti di interessi enormi, che andrebbero esposti con grande visibilità prima che costoro possano aprire bocca. I giornalisti di un paese civile, questo fanno. Nella repubblica delle banane no.

“La medicina di oggi dribbla la morte come se fosse una iattura.” è una frase del suo romanzo. Perché abbiamo dimenticato che la morte fa parte della vita?

Se c’è una certezza a questo mondo è proprio che tutti, presto o tardi, moriremo. Un’altra certezza, altrettanto lampante, è che nessun medico è infallibile o dispone di una ricetta sicura per evitare la morte. Il medico dunque non deve giocarsi tutta la sua credibilità nel processo di guarigione, per il semplice motivo che non sempre riuscirà a guarire. Se sarà infatti stato un medico umano, empatico, amorevole, che avrà accompagnato il suo paziente con cura fino alla fine, avrà comunque svolto, più che bene, il proprio lavoro. La morte, dunque, non deve farci paura. Dobbiamo affrontarla con dignità e con la consapevolezza di avere giocato tutte le nostre carte per restare in salute. Non umiliati dalla paura, dai plexiglas, dalle mascherine, dai distanziamenti sociali, dalle ossessioni paranoiche. Il coraggioso, hanno scritto, muore una volta sola. Il codardo un milione di volte.

Industria farmaceutica e dolciaria sono messe al vaglio, sorelle gemelle, entrambe con lo scopo di avere dei fruitori. Mi colpiscono le parole: “Finché vi consentiranno di mettere 12 zollette di zucchero in un vasetto di yogurt da 125 cc e di chiamarlo ‘alla frutta’ state sicuri che il pubblico consumatore non vi mancherà!” Il potere economico ha superato tutte le altre forme di potere?

Lo zucchero dà dipendenza. Come qualunque altra droga. Ogni azienda dolciaria cercherà di massimizzare le proprie vendite rendendo i consumatori schiavi di prodotti che danno dipendenza. Sta ad uno stato che abbia a cuore la salute dei propri cittadini di proteggerli impedendo alle aziende di vendere prodotti nocivi. È stato fatto con il fumo, perché non dovrebbe essere fatto anche con gli zuccheri aggiunti? Siamo di fronte ad una vera epidemia di diabete e obesità, che genera malattie e decessi in numero di gran lunga maggiore rispetto a qualunque virus. Perché non si fa qualcosa per impedire lo stimolo pubblicitario (denso di bugie, come quella dello yogurt “alla frutta”) al consumo di questi prodotti diabetogeni e obesogeni? Evidentemente le istituzioni che dovrebbero occuparsene hanno altro di meglio da fare.

Con la finzione narrativa consentita dal libro ho ipotizzato che l’industria dolciaria retribuisse lautamente coloro che si “dimenticano” del problema. Ed ora tanti che hanno letto il libro potranno supporre che qualche volta ciò avvenga davvero. Coloro che giocano con le nostre vite per tornaconto personale sappiano che li stiamo controllando. E che le loro losche manovre non passeranno inosservate.

Una delle recenti notizie conferma l’intesa con una nota casa farmaceutica per la formazione dei nuovi medici di base del futuro. Il medico non dovrebbe scegliere la terapia migliore per il proprio assistito senza pressioni?

La libertà terapeutica del medico e la libertà di scelta di cura del paziente sono altri due temi importanti al centro del libro. Sia nella parte iniziale dove i due giovani medici coprotagonisti, Davide e Matteo, lottano sia contro i docenti schiavi dell’industria, sia (quando dopo un tragico omicidio serve ridisegnare un nuovo sistema sanitario), con la proposta di liberare l’Università dalle nefaste influenze commerciali. Nell’episodio citato (accordo FIMMG/Sanofi) la cosa tragica non è che un colosso farmaceutico abbia cercato di allungare le proprie zampacce sulla formazione dei nuovi medici di base. Ci sta che il lupo cattivo cerchi di mangiarsi cappuccetto rosso. La vera tragedia è che la federazione dei medici di base faccia finta di non accorgersene e pubblichi la notizia quasi con soddisfazione. A dimostrazione del fatto che la sensibilità di chi dovrebbe occuparsi di garantire ai pazienti una medicina pulita è scesa davvero sotto lo zero.

 

Luca Speciani_ Il medico che scelse di morire

Nel suo romanzo c’è un finale alternativo, la possibilità di uscire dalle logiche di guadagno che hanno reso cibo e rimedio solo macchine per fare soldi. Bisogna cominciare dal singolo?

Essere medico è una scelta etica, prima che professionale. Si è scelta una professione di aiuto, e – sebbene retribuiti come in qualunque altra professione – l’obiettivo finale è quello di restituire salute (o almeno garantire consolazione) al paziente. Quando si ha chiaro questo fatto, e si sceglie di gettare la “maschera” che ci fa sentire su un piedistallo rispetto al paziente “ignorante”, il rapporto cambia completamente: il nozionismo lascia spazio all’informazione e alla condivisione, la saccenza all’empatia, l’arroganza alla libera scelta.

Davide e Matteo cominciano a cambiare il mondo della medicina come singoli. Poi però piano piano aggregano intorno a sé altri medici, che si riconoscono nei principi base di una medicina pulita e libera da conflitti di interesse. L’impegno del singolo dunque, prima o poi, diventa sociale. Diventa moltitudine. Con o senza l’apporto di colui che ha gettato il primo seme. Perché la verità prima o poi vince sempre, e questo è il messaggio di speranza che pervade l’intero testo, nonostante la crudezza di alcuni dialoghi e la durezza dell’attuale realtà.

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Pubblicato su Voce Blu