Tra storia e attualità, focus sulle frange radicali di destra
Di Marzia Apice. Pubblicato su ANSA

Hanno le proprie bandiere, abbigliamento e simboli riconoscibili, un linguaggio specifico fatto di slogan incendiari e rabbiosi. Si definiscono patrioti, sono razzisti e complottisti, spesso violenti, pronti a combattere per le strade imbracciando le armi, ma anche a sfruttare la potenza dei social per scatenare una guerra civile. Agli uomini e alle donne che compongono le file dell’alt-right e del radicalismo politico statunitense Federico Leoni ha dedicato il saggio “Fascisti d’America”, in libreria con Paesi Edizioni dal 4 febbraio.

Ora che l’America con Biden sta iniziando un nuovo corso della sua storia, il libro si immerge nella più stretta attualità, cercando di individuare quali possibili strade la politica statunitense potrà percorrere nei prossimi mesi proprio partendo dall’ingente mole di voti ottenuta da Trump alle elezioni grazie ai suoi sostenitori. Un bacino elettorale che Biden, se vorrà parlare a tutti, non potrà di certo ignorare.

Nel libro l’analisi della destra radicale inizia proprio dall’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio scorso, ponendo la domanda su chi davvero componga quello che forse in modo semplicistico è stato definito il “popolo di Trump”. Chi sono in realtà e da dove vengono i suprematisti bianchi? E ora che non c’è più Trump alla Casa Bianca, che fine faranno? Leoni, caporedattore a Sky Tg24, è convinto che Trump sia stato utile alla causa suprematista, incarnando l’uomo capace di unire le tante destre esistenti negli Usa “sotto un’unica bandiera”. Ma, sottolinea l’autore, questa bandiera “può essere cambiata senza cambiare le idee sopra le quali sventola”: ecco perché è necessario capire gli elementi che compongono e animano i gruppi estremisti e come questi si siano radicati nel tessuto sociale americano, complice anche il recente lockdown, che ha favorito l’isolamento e la permanenza su internet, luogo virtuale usato dalla destra per reclutare sostenitori.

Leoni offre in modo chiaro la possibilità di entrare dentro questo fenomeno complesso della politica e della società americana attraverso un saggio scritto col piglio del cronista, che appare come una sorta di mappa illustrata (con una appendice che riporta le immagini delle bandiere e dei simboli). “L’alt-right è una realtà vivente, non storicizzabile, che cambia e si modifica nel momento stesso in cui cerchiamo di descriverla”, spiega nelle prime pagine l’autore. ThreePercenters, Oath Keepers, Boogaloo Boys, Proud Boys, Patriot Prayer, Christian Identity, John Birch Society, Council on conservative citizens, American patrol, Minutemen, Act for America: sono solo alcuni dei tanti gruppi di destra attivi, molti anche responsabili di sanguinosi fatti di cronaca degli ultimi anni. In questa sorta di giungla estremista, fatta di tante anime, orientarsi non è facile. E’ necessario quindi per Leoni indagare le radici storiche da cui nascono questi gruppi, in una ricerca nel passato che lo ha portato direttamente ai membri incappucciati del Ku Klux Klan, movimento nato dopo la Guerra di secessione in Tennessee, nella seconda metà dell’800. Da lì in poi è stato un susseguirsi di frange armate e “leader” più o meno violenti che hanno guidato masse di persone convinte in vario modo della supremazia dei bianchi, della necessità di arginare l’immigrazione (la paura è che la razza bianca si estingua) e “di rifarsi strettamente alla lettera alla Costituzione americana, nonostante l’interpretazione del testo firmato nel 1787 a Philadelphia sia tutt’altro che univoca”, spiega Leoni.

Tuttavia ci sono anche altri elementi da analizzare per comprendere cosa abbia portato a un loro riattivarsi proprio negli ultimi anni. Molto hanno influito la globalizzazione (questi gruppi auspicano il protezionismo economico), i cambiamenti demografici (con l’aumento di ispanici e neri) e l’elezione di Obama, il primo presidente nero della storia americana, ma anche lo sviluppo di internet e dei social network, strumenti utilizzati per il reclutamento e la diffusione del credo suprematista. Se Trump ha innegabilmente riunito la composita galassia della destra alternativa dandole un peso di fatto mai avuto nello scenario politico, ora è Biden che non dovrà sbagliare: oltre a intercettare l’ampio elettorato del tycoon, il nuovo presidente “dovrà fronteggiare la valanga di bufale, teorie strampalate, disinformazione e complottismo che da anni mina le fondamenta della democrazia americana e fornisce pretesti a chi cerca la violenza”.

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