Il leader democratico di Caracas racconta la violenza di Maduro, gli affari con i russi e spiega lamediazione (inattesa) dell’Argentina. Nessuna polemica con l’Italia. L’intervista a Juan Guaidó del giornalista Maurizio Stefanini, autore del libro Adiós Venezuela, edito da Paesi Edizioni, il primo libro che racconta la crisi politica, economica e sociale del Venezuela, traendo le radici dalla storia recente del paese latinoamericano. Nel volume i profili di Hugo Chavez, Nicolas Maduro e anche naturalmente di Juan Guaidó

E’ andato bene il suo tour mondiale per ricordare che in Venezuela c’è un’opposizione democratica da sostenere contro il regime? «Sì, senza dubbio alcuno – dice al Foglio Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana proclamato presidente ad interim del paese – I venezuelani e il mondo sono stati testimoni della ratifica della più importante alleanza in difesa della democrazia degli ultimi tempi. Le 59 democrazie più importanti del mondo ci appoggiano in maniera concreta, incrementando la pressione sul regime di Nicolás Maduro».

Guaidó guida una mobilitazione popolare che ha ottenuto ampi riconoscimenti internazionali e per un certo periodo anche una ampia attenzione dei media. Ma poi, come spesso accade, molti si sono distratti, e intanto il regime di Maduro ha risposto con una repressione durissima. Così Guaidó s’è messo in viaggio, Bogotá, Londra, Bruxelles, Davos, Parigi, Madrid, Ottawa e Washington: guardatemi, ascoltatemi, ha detto Guaidó, ai leader occidentali, e ha ottenuto un po’ di attenzione.

Per Maduro il viaggio di Guaidó è stato naturalmente un flop, ma la sua irritazione si vede. Pur avendo reiterato la minaccia di mandare Guaidó in carcere, continua a non farlo: il presidente americano, Donald Trump, è stato molto esplicito al riguardo, la rappresaglia ci sarebbe, e sarebbe durissima. Però quando Guaidó è tornato a Caracas, le squadre del regime, con l’aiuto della polizia, hanno impedito che all’aeroporto arrivassero deputati e sostenitori, per poi aggredire lui e la moglie, che è rimasta ferita. Alla compagnia portoghese Tap che hariportato Guaidó in Venezuela sono stati sospesi i voli per 90 giorni. E lo zio di Guaidó è stato arrestato. «Juan José Márquez è stato sequestrato dalla polizia politica di Maduro dal mio ritorno in Venezuela – ci dice Guaidó – Senza nessun ordine giudiziario. Sua moglie e i suoi figli minorenni sono stati sottoposti a vessazioni qui a Caracas. L’unica ragione di questo trattamento è che è mio zio. Non lo hanno imputato di niente perché non hanno niente di cui accusarlo. Lo hanno sequestrato per farmi pressione. E’ in isolamento e senza possibilità di comunicare. Dal momento che non si azzardano a prendere me, prendono e perseguitano i miei collaboratori e familiari. Avevano cercato di farlo anche con mia madre l’anno scorso. E’ questo lo stile codardo d’azione che caratterizza Maduro e i suoi sbirri. Ma se il regime crede che con ciò ci mette paura, si sbaglia. Se mi vogliono arrestare, che lo facciano. Li aspetto. Ma questo non fermerà il cambiamento in Venezuela».

Al tour internazionale di Guaidó la Russia ha risposto inviando il proprio ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, in Venezuela. Trump ha allora introdotto sanzioni per la Rosneft, che le hanno fatto perdere 3 miliardi e mezzo di dollari in Borsa nelle due ore successive all’annuncio. Si dice che Maduro vorrebbe ormai dare la Pdvsa, la compagnia petrolifera di proprietà del governo venezuelano, ai russi, e che il tentativo di far eleggere una diversa presidenza dell’Assemblea nazionale bloccando l’ingresso alla maggioranza dei deputati sarebbe dovuta anche all’esigenza di Vladimir Putin di poter conquistare la società venezuelana conun voto formale. «E’ una manovra che va avanti da tempo», conferma Guaidó. «Il regime di Maduro deve vari milioni di dollari alla Russia per l’acquisto di armi». “Il Venezuela è stato il primo mercato per le armi russe in America latina da oltre una decade – dice Guaidó al Foglio – Per assicurarsi che l’appoggio del governo russo continui, e garantire i pagamenti, gli hanno offerto il controllo di quel che resta dell’industria petrolifera venezuelana. Ci avevano già provato con la Citgo, la filiale della Pdvsa negli Stati Uniti. Non lo hanno potuto fare perché gli serviva l’approvazione dell’Assemblea nazionale. Inoltre, noi come Parlamento ci siamo attribuiti questo asset apposta per assicurare che Maduro non lo consegnasse o alienasse illegalmente ai russi o a qualche altra potenza. Si tratta di un patrimonio dei venezuelani. È la stessa cosa che Maduro ha cercato di fare con la Pdvsa però per questo ha bisogno dell’approvazione della Assemblea nazionale, che presiedo. E’ il motivo per cuiha cercato di prenderne il controllo. Noi abbiamo fatto sapere al governo russo che non abbiamo alcun interesse a farci coinvolgere in un conflitto internazionale, che la nostra intenzione è ristabilire la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela. Nel quadro della legge venezuelana garantiamo ai russi gli investimenti che abbiamo realizzato e onoriamo i debiti che legittimamente il Venezuela ha contratto. Il presidente Putin deve ora vedere se è disposto a svolgere un ruolo costruttivo».

Si parla anche di una possibile mediazione argentina. Alberto Fernández si è insediato con l’immagine di alleato di Maduro, ma il suo governo è intervenuto contro il tentato colpo di mano sulla presidenza dell’Assemblea nazionale, e si è pure offerto come mediatore.«Consideriamo come molto importante la recente posizione del governo del presidente Alberto Fernández nel Gruppo di Lima – dice Guaidó – Tutto l’appoggio che possiamo conseguire, in particolare nella nostra regione, è per noi fondamentale. Non si tratta di appoggiare questa o quella persona o partito. Si tratta di difendere la democrazia. Che i venezuelani abbiano l’opportunità di scegliere liberamente il proprio destino in elezioni presidenziali giuste, libere e trasparenti. Negli anni Ottanta del secolo scorso l’Argentina è stata un esempio per il mondo nel recuperare la democrazia. Sappiamo che al di là delle differenze interne questo è un valore che come paese difendono di fronte al mondo. Sì, la mediazione argentina può essere cruciale».

Il viaggio è coinciso con il primo anno dall’insediamento come presidente ad interim. Un bilancio di questo anno? «Abbiamo ripreso l’offensiva democratica. Tanto a livello nazionale che internazionale. Non è stato un inizio facile. La repressione contro i nostri deputati è stata molto forte, però siamo riusciti a resistere. Siamo riusciti a riattivare la pressione internazionale e faremo lo stesso a livello nazionale. Stanno per arrivare altre azioni incisive”. La soluzione? “Elezioni presidenziali libere, giuste, trasparenti e con una supervisione internazionale. Non c’è altra via. Maduro pretende di confondere l’opinione pubblica internazionale con una farsa elettorale come nel maggiodel 2018. Ma questo servirebbe soltanto a prolungare l’agonia. Bisogna impedirlo».

Ci sono state varie polemiche anche sulle incertezze del governo italiano riguardo al Venezuela. Diplomaticamente Guaidó dice che «il ruolo dell’Italia è molto importante nell’ambito dell’Unione europea. Come si sa in Venezuela c’è stata per oltre un secolo una importante emigrazione italiana. Per questi vincoli e per il dramma in cui si è ritrovato il Venezuela il governo italiano è stato molto attento alla nostra situazione, dando collaborazione quando ne abbiamo avuto bisogno. Ad esempio, nel caso dei deputati Américo de Grazia e Mariela Magallanes, che sono dovuti andare in esilio per scampare alla persecuzione».

PHOTO: Carlos Garcia Rawlins/Reuters

Pubblicato su Il Foglio