Il governo giapponese è controllato dalle potenze straniere ed è pieno di infiltrati coreani, la famiglia imperiale nipponica è stata sostituita da controfigure a metà dell’Ottocento, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki alla fine della Seconda Guerra Mondiale sono in realtà operazioni condotte con la complicità dell’Imperatore Hirohito, una spia della Cia sotto copertura. Il disastro nucleare di Fukushima e le quasi 20mila persone morte a causa dello tsunami sono la conseguenza di un’operazione di terrorismo voluta dall’Imperatore Hirohito, che ha abdicato ad aprile 2019.

Sono solo alcune delle convinzioni strampalate dei seguaci delle teorie cospirazioniste diffuse in Giappone sulla scia di quelle statunitensi. Il movimento QAnon, la teoria del complotto secondo cui gli Stati Uniti sarebbero governati da una setta segreta guidata da satanisti pedofili internazionali, tra cui Barack Obama e Hillary Clinton, non è solo un fenomeno americano e riguarda almeno 70 paesi, ma è nell’arcipelago giapponese che può contare su una base di adepti assai devoti e attivi. Le teorie del “deep state”, razziste, dell’estrema destra, in Giappone trovano terreno fertile e si colorano di tratti specificatamente nipponici. Secondo i seguaci giapponesi del Q, esiste un piano per ridurre la popolazione mondiale e controllare le nascite, attraverso la guerra, le malattie e l’infertilità. La prova dell’esistenza di questo progetto sarebbe ancora più evidente in Giappone, dove, neanche a dirlo, nascono sempre meno bambini. Il clima mondiale è manipolato artificialmente e il cambiamento climatico è una bufala, mentre la pandemia di Covid è collegata ai piani per il 5G, che funziona come un’arma elettromagnetica, e Trump è un salvatore del mondo. Sarebbe da ridere, se solo non fosse così vero.

Prima che Twitter rimuovesse quasi 70mila account a seguito dell’assalto al Congresso Usa da parte di una folla di sostenitori pro Trump, il movimento Q in Giappone era promosso in particolare da Eri Okabayashi. Il suo account al picco della fama contava quasi 80mila follower. Un personaggio che si descriveva come una laureata di un’università di una città giapponese di media grandezza. Eri Okabayashi dichiarava di aver imparato l’inglese guardando i programmi tv americani, si faceva portavoce della traduzione fedele dei contenuti diffusi da Q e si autodefiniva la fondatrice del QArmyJapanFlynn, una variante locale del culto del Q che, come molte altre, idolatra la figura di Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump licenziato dopo 24 giorni e poi graziato dal presidente.

Ma in Giappone le teorie cospirazioniste risalgono almeno agli anni Novanta e il loro sorgere aveva offerto un primo, drammatico, assaggio del potere di internet quale “corsia preferenziale” di messaggi falsi e pericolosi. Dopo dieci anni di prolungata crescita economica, il Giappone stava sprofondando verso la stagnazione. In questo periodo storico, conosciuto come il “decennio perduto”, si sviluppa lo pseudo culto di Aum Shinrikyo o “Suprema Verità”, responsabile dell’attentato con il gas nervino alla metropolitana di Tokyo nel 1995 in cui morirono 13 persone e che, secondo più osservatori, ha molto in comune con il fenomeno J-Anon (Jアノン). Fondato da Shōkō Asahara, il culto mescolava tradizione giapponese, buddhismo, induismo e occultismo cristiano ed era influenzato da anime, video games e fiction distopiche. Aum Shinrikyo profetizzava lo scoppio di una terza guerra mondiale che avrebbe purificato il mondo, da portare a termine attraverso attentati terroristici su scala mondiale causati da armi chimiche e biologiche. Il suo leader, Shoko Asahara, ricorda The Diplomat, 5 anni prima dell’attentato alla metropolitana di Tokyo si era candidato e aveva perso le elezioni. Proprio come avrebbe fatto Trump nel 2020, aveva rifiutato di riconoscere il risultato elettorale e diceva di essere vittima di una frode.

Non passò molto tempo da quando, all’alba degli anni Duemila, uno studente di psicologia di nome Hiroyuki Nishimura fondò il sito 2channel perché «aveva un po’ di tempo da perdere». La comunità di 2channel, racconta Il New Yorker, era stata pensata come spazio per condividere pensieri di ogni tipo ma divenne un amplificatore delle frustrazioni di una società che stava cambiando profondamente, dove i pionieri di internet comunicavano senza sosta grazie alle prime forme di meme ed emoji, messaggi che dopo poco si cancellavano in automatico. Così, si riversavano in quell’oscuro angolo del web critici dei politici liberal e dei media “mainstream”, lavoratori sottopagati e persone che credevano che la ricchezza del Giappone veniva svenduta alla Cina e alla Corea, una cyber community razzista nota come netto-uyoku (the “net-right”).

La piattaforma 4chan, fondata nel 2003, discende dal sito 2channel giapponese. Come spiega Federico Leoni nel libro appena uscito “Fascisti d’America”:

L’idea del fondatore 15enne Christopher Poole era quella di fornire agli appassionati di manga e anime una piazza virtuale in cui condividere la propria passione per i fumetti giapponesi. Il sito 4chan (ma anche Reddit e in seguito 8chan, 8kun, DLive e altre piattaforme) è il luogo virtuale in cui crebbe e si sviluppò l’alt-right così come la conosciamo. Internet, e in particolare i social network, sono un elemento costitutivo imprescindibile dell’estrema destra contemporanea. I gestori furono alla fine costretti a prendere provvedimenti. Le misure adottate non interruppero il flusso di fango, ma lo dirottarono almeno in parte su altre piattaforme.

J-Anon preoccupa il Giappone anche perché in questo momento cruciale della pandemia potrebbe fomentare lo scetticismo sull’efficaca dei vaccini.

Di Erminia Voccia. Pubblicato su Il Mattino
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