Di Selvaggia Lucarelli

A Manaus, nel bel mezzo della Foresta Amazzonica brasiliana, c’è un punto in cui si incontrano due fiumi: uno più caldo e scuro (Rio Negro), l’altro più freddo e trasparente (Rio Solimoes). Quando confluiscono e diventano un unico fiume, quel fiume, il Rio delle Amazzoni, resta di due colori per molti chilometri. Giallo da una parte, grigio dall’altra. Ecco, se dovessi descrivere cos’era Bibbiano giovedì, direi che era il Rio delle Amazzoni là dove due piazze che geograficamente si incontrano, riescono a sembrare distanti anni luce e popolate da specie diverse. La piazza “di Salvini” e quella delle Sardine erano a un isolato di distanza, ma immerse in un’atmosfera così diversa che trovarsi lì è stata un’esperienza surreale. Pesciolini luminosi appuntati sulle giacche, cartelli pacifici, cibo, tè caldo e il liscio in filodiffusione da una parte, cartelli con scritto “comunisti ladri di bambini”, crocifissi esibiti da individui tra il marziano e lo psichiatrico e individui urlanti dall’altra. Nulla nel mezzo. Come se Bibbiano fosse orrore o spensieratezza, inquisizione o rimozione, il coro cupo “Giù le mani dai bambini” che ha chiuso il comizio di Salvini o il liscio allegro ballato sul prato dalle Sardine. Giovedì, a Bibbiano, c’era tutto fuorché Bibbiano. C’era la propaganda di qua e il volemose bene di là, ma una siderale mancanza di informazione e consapevolezza riguardo il cuore del problema che è, ricordiamolo, una scia di dolore lunga almeno 25 anni. Una scia di dolore causata da psicologi, assistenti sociali, onlus che individuano abusi anche dove non ci sono, utilizzando metodi anti-scientifici e orientanti. Mi sono guardata intorno, giovedì a Bibbiano, e ho sentito che era tutto stonato. Il clima festoso delle sardine e l’inquisizione grottesca dei salviniani. E quindi ho fatto la cosa più semplice: ho chiesto a chi era lì “parlami di Bibbiano”. Torniamo alla ragione per cui un’anonima cittadina di 10.000 abitanti è diventata il cuore della campagna elettorale, di scontri politici e ideologici. Mi sono infilata nella piazza di Salvini e ho cominciato a chiedere alle persone cosa sapessero di Claudio Foti, dell’inchiesta “Angeli e demoni”, delle accuse. Ho riconosciuto subito la famosa mamma che salì sul palco di Pontida con Salvini e la cui figlia non era di Bibbiano come fatto credere da Salvini. Mi ha detto che era lì per essere vicina ai genitori di Bibbiano.

Le ho chiesto di raccontarmi cosa sa, di cosa è accusato Foti. “Mi vuoi mettere in difficoltà? Mi sembra di essere all’università. Non voglio parlare di Bibbiano!”, ha replicato nervosa. Quindi a Bibbiano non si parla di Bibbiano. C’è un gruppetto di persone arrivate da Massa Carrara, tutti con i cappellini gialli e le spillette della Lega. Parlo con un signore loquace, a cui faccio le stesse domande: “Io so di cimiteri e di elettroshock fatti ai bambini”. Gli spiego che a Bibbiano non c’erano né riti nei cimiteri né elettroshock, e lui: “Sinceramente non ho voluto approfondire, sono militante e sono qui per sostenere la battaglia di Salvini!”. Quale battaglia non lo sa, meglio non approfondire. C’è un tizio con due cani al guinzaglio, entrambi con la pettorina della Lega. Posa tronfio davanti ai fotografi che non si lasciano sfuggire la nota di colore. “Di Bibbiano cosa ha capito?”, domando. “Che occorre parlarne!”. “Me ne parli!”. “Io devo parlarne? Lo chiedo io a lei, che è una giornalista!”. “Io ho scritto molti articoli sul Fatto su Bibbiano”. “Il Fatto non lo leggo perché è carta per accendere il camino”. “Ok, mi parli di cosa ha letto sul Giornale, Libero, dove vuole!”. “Io leggo libri”. “Allora avrà letto Bibbiano e dintorni di Tortorella”. “No, non l’ho letto, e comunque con me i mezzucci non funzionano”. Insomma, bisogna parlare di Bibbiano, ma senza saperne un cazzo. Poi c’è una tizia che brandisce un crocifisso. “Salvini rappresenta i miei valori, per il resto di Bibbiano bisogna stare attenti a parlarne”, dice. C’è poi una signora che aggiunge linfa al dibattito: “Non so bene cosa sia successo qui, ma Salvini può capire il dolore dei genitori perché è un padre presente”. Una signora bionda la butta sul tecnico: “Claudio Foti si è inventato delle direttive scientifiche che le chiama Cismai!”. La correggo spiegandole che il Cismai è un centro che coordina altri centri che si occupano di abusi e lei: “No! Glielo dico io!”. In pratica una versione più autoritaria dell’indimenticato “Questo lo dice lei!” della Castelli a Padoan. Per fortuna arriva Salvini e interrompe questo viaggio nell’ignoranza più malinconica a cui si possa assistere, penso. È lì con la Borgonzoni che tace per almeno un’ora nel suo ruolo, sul palco, di Mauro Repetto degli 883. Lo slogan del capitano è “Giù le mani dai bambini”, come se ci fosse qualcuno dall’altra parte che invece promuove atti libidinosi e rapimenti di minori in Aspromonte. “Sono pronto a dare la vita per i bambini!”, urla alle folle, manco Claudio Foti fosse uno spirito maligno e occorresse il suo sacrificio umano per vederlo dissolto in una nuvola di zolfo. Passa la parola ad alcune mamme di Bibbiano e poi a quella del piccolo Tommy, il bambino rapito e ucciso nel 2006 che non c’entra nulla e parla di permessi premio ai condannati, ma tutto fa brodo. C’è gente che urla “Al muroooo”, “Fanculooooo”, ed è la stessa gente a cui un minuto prima ho chiesto “Cosa è successo a Bibbiano?” e rispondeva “Boh”. Un tizio mi dice “Faccia di merda”, la signora di fianco borbotta sempre rivolta a me “Comincia a comprare la preparazione H”, poi vogliono spaccarmi il telefono perché non devo riprenderli e “Vattene nella tua piazza, quella delle Sardine!”. Allora ci vado, nella piazza delle Sardine. Fermo una ragazza con un pesce di cartone in testa. “Sono una Sardina perché un fatto di cronaca non deve essere strumentalizzato dalla politica!”. “Neanche da voi però. Cosa è successo a Bibbiano lo sai?”. “Faranno il loro corso le indagini!”. “Le indagini sono chiuse”. “Non so di cosa è accusato Foti, non sono la persona indicata per parlare di queste cose”.

Ci riprovo con due Sardine più attempate, non sanno nulla neanche loro, “Questa è una piazza di coscienza”, mi spiegano. Intanto qualcuno mi offre un tè e mi ritrovo con una sardina di carta in mano, mentre Mattia Santori spiega che è la prima volta che la militanza della sinistra funziona. Già, funziona. Solo che ora che abbiamo sistemato “il fare”, bisognerebbe sistemare anche il “sapere”. Perché quel Rio delle Amazzoni di cui scrivevo all’inizio, quello le cui due correnti scorrono insieme ma mantenendo a destra e sinistra colore e temperatura diversi, a un certo punto, dopo chilometri, si mescolano. La melma nera si amalgama con l’acqua chiara. Diventano un unico fiume. Ecco, speriamo che l’ignoranza non finisca per miscelare tutto.

Una sostenitrice della Lega al comizio di Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza della regione Emilia-Romagna per la Lega, in piazza della Repubblica a Bibbiano (Re), 23 Gennaio 2020. ANSA / ELISABETTA BARACCHI

Pubblicato Su Il Fatto Quotidiano