Se tutto andrà come deve, mercoledì alle 22.33 ora italiana, Space X diventerà la prima azienda privata a lanciare astronauti nello spazio. Si tratta di una missione per la NASA verso la Stazione spaziale internazionale. Emiliano Battisti, autore di Storie Spaziali, intervista Paolo D’Angelo, giornalista esperto di spazio che ha scritto la prefazione del libro edito da Paesi Edizioni.

Dopo anni di ritardi, finalmente iniziano i voli commerciali con astronauti. Che ne pensi del Commercial Crew Program della NASA?

Il Commercial Crew Program è stata l’evoluzione dell’apertura verso i privati da parte della NASA che hanno iniziato già dal 2006 a investire nel settore spaziale. È grazie ai privati che si è messa in moto la Space Economy che ha di fatto cambiato scenari e anche protagonisti in questo settore a livello mondiale. Non c’è dubbio che in futuro l’interesse verso lo spazio sarà sempre maggiore con investimenti sempre più ingenti. Il ritorno economico si avrà dal turismo e dall’esplorazione planetaria oltre alla realizzazione di nuovi sistemi di Osservazione della Terra o di Telecomunicazioni. Già esistono società private che vendono immagini della Terra o società come Space X con STARLINK che creano costellazioni per portare internet in ogni parte del globo. Comunque il 27 maggio del 2020 sarà una data storica che aprirà l’era dello spazio commerciale anche per i voli manned.

 

Fig. 1 – Il Falcon 9 con la capsula Crew Dragon sulla rampa di lancio

Space X ha battuto Boeing e sarà la prima a volare. Guardando, però, i veicoli delle due aziende, non sembrano un passo indietro tecnologico rispetto allo Space Shuttle?

Indubbiamente lo space shuttle è stata una macchina straordinaria, decisamente futuristica, che però ha fallito gli obiettivi iniziali per i quali era stata concepita. Secondo i piani della NASA la navetta avrebbe dovuto volare a cadenza settimanale con una manutenzione minima, abbassando notevolmente i costi di accesso all’orbita. Tutto questo non si è realizzato e nei suoi 135 voli ci sono stati anche due incidenti che sono costati la vita a 14 astronauti. I voli erano sempre più complessi e costosi e il massimo di missioni in un anno è stato realizzato nel 1985, con nove voli. Ora sia Orion che Crew Dragon e Starliner paiono un ritorno al passato per la sembianza di quello che era la capsula Apollo degli anni Sessanta, ma non è affatto così. Si tratta di navicelle che hanno una tecnologia uguale o superiore a quella che era lo shuttle e porteranno in orbita lo stesso numero di persone. Non hanno una stiva come aveva lo shuttle, ma per il trasporto in orbita di grandi carichi si continuano a utilizzare grandi vettori che, attenzione, sono in parte recuperabili. Già di fatto queste società con i loro sistemi stanno facendo calare il costo di immissione in orbita di satelliti e persone. Le differenze con i vecchi sistemi sono quindi ben evidenti.

 

Fig. 2 – Lo Space Shuttle Atlantis prima del suo ultimo volo nel 2011

Non solo Space X e Boeing. Virgin Galactic e Blue Origin vorrebbero iniziare nel breve periodo voli suborbitali con turisti. Anch’essi avranno un lancio e un rientro atmosferico e, finora, i disastri spaziali sono avvenuti tutti in queste fasi. Che ne pensi? 

Il turismo (già avviato dal 2001) si avrà su larga scala a costi sempre più accessibili quando le capsule dei privati avranno un rateo di voli più assiduo. Attori americani che pianificano di andare nello spazio per girare dei film la dicono lunga sui costi diventati accessibili con le nuove realtà sulla scena. Molti anni fa la stessa idea era stata avanzata da una produzione russa, ma la cosa naufragò proprio per il costo di portare nello spazio l’attore del movie. Se oggi la spesa può essere affrontata da una produzione cinematografica, significa che i prezzi sono calati. Più compagnie si cimenteranno nel settore turistico e più si accelererà questo processo che giocoforza abbasserà costi e rischi. Fermo restando che lo spazio ha sempre dimostrato di essere un posto per professionisti, quindi chi intende affrontare questa sfida dovrà in qualche modo prepararsi ed essere ovviamente in buona salute.

 

Fig. 3 – La capsula Crew Dragon sulla rampa di laancio 39A del Kennedy Space Center

La NASA vuole tornare nel 2024 sulla Luna con il programma Artemis. Quali sono, secondo te, le opportunità che gli europei non dovrebbero farsi sfuggire?

L’Europa con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) già collabora al progetto Artemis della NASA fornendo il Modulo di Servizio della capsula Orion, che è la navicella governativa destinata a riportare l’America sulla Luna, per poi essere utilizzata per andare oltre. Sarebbe facile dire che la parola oltre può significare Marte, ma è difficile pensare che Orion possa essere la sola protagonista di quel fantastico viaggio. Per Marte serviranno grandi sistemi e la cooperazione con l’ESA sarà inevitabile. L’Europa ha poi già firmato delle intese con la NASA per essere presente nel Gateway, ossia la stazione cislunare. L’Europa ha dimostrato di essere un partner ideale sotto molti punti di vista e credo che oramai la sua presenza sia indispensabile per il futuro dell’esplorazione spaziale, che visti i costi e gli impieghi tecnologici, non può essere condotta da una sola nazione.

Immagine di copertina: “NASA Space Shuttle” by jurvetson is licensed under CC BY

Di Emiliano Battisti. Pubblicato Su Il Caffè Geopolitico
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